Seleziona una pagina

Feb 25, 2021 | NEWS | 0 commenti

Un grido d’allarme: manca una legge!

NEWS | 0 commenti

La qualità dell’aria è una variabile importante per la vita quotidiana delle persone? Bene, non è regolamentata. Mentre comportamenti come la guida di un’automobile o le emissioni da un camino sono soggette a discipline molto rigorose (e ci mancherebbe altro, direte voi!), l’aria che respiriamo in casa non lo è.

Ad oggi la disciplina di legge prescrive quanta polvere o quanta carica batterica “generica” può stare appoggiata sulla superficie di un canale di un impianto da cui viene immessa l’aria in ambiente, ma non prescrive nulla sulla qualità dell’aria dentro un ambiente.

Temperatura a norma e IAQ “impazzita”

Abbiamo i cronotermostati, che ci indicano a quale temperatura ambiente si può automaticamente sospendere il lavoro dell’impianto di riscaldamento, ma non abbiamo un rilevatore obbligatorio che indichi che la concentrazione di CO2 rende necessario il ricambio dell’aria dentro una stanza.

Vogliamo arrivare a un obbligo di legge che imponga almeno in ambienti specifici (ospedali, case di cura, uffici pubblici, ambulatori e sale d’attesa annesse, farmacie) un corretto ricambio d’aria, per evitare che la spinta all’efficienza ci porti a respirare aria continuamente ricircolata o senza ricambio.

E se abbiamo parlato di CO2 è soltanto perché essa – insieme alle polveri sottili, i famosi PM10, PM2,5 e PM1 – è l’agente inquinante più noto. Se poi passiamo a parlare di COV, Componenti Organici Volatili, o di IPA, Idrocarburi Policiclici Aromatici, la scarsa conoscenza diffusa su questi argomenti ci crea ancora maggiore disagio: accettiamo di respirare sostanze inquinanti solo in nome del giusto grado di umidità e della temperatura ideale.

Dove non arriva il comfort arriva la legge

Sappiamo perfettamente che temperatura e umidità garantiscono il comfort più sensibile, ma – scusateci – non ci piace l’idea di tossire perché non c’è il giusto ricambio anche a 22 °C e con il 75% di umidità relativa.

Vogliamo, soprattutto nell’epoca della pandemia da Covid-19, un’attenzione legislativa che imponga soglie e strumenti per raggiungere una migliore qualità dell’aria e della vita in spazi di degenza, in ambienti frequentati da malati, in ambienti affollati come uffici pubblici, ristoranti, cinema, ma anche sugli autobus e in metropolitana. È chiedere troppo?

Un cambio di logica nella legislazione

Questo ragionamento impone di cambiare modalità di pensiero: non serve più un impianto costruito a regola d’arte impiantistica, ma un impianto che realizzi obiettivi di comfort e di qualità che sono sì la temperatura e l’umidità, ma anche e soprattutto la qualità dell’aria. Perché? Per la nostra salute.

Come troppo caldo, troppo freddo, troppo umido e troppo secco sono dannosi per il nostro corpo così anche la presenza di inquinanti, contaminanti, patogeni.