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Apr 29, 2021 | NEWS | 0 commenti

Sanificazione e superfici

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Il Covid ha messo in gioco una nuova problematica, la permanenza di fattori di contaminazione sulla superficie degli oggetti contenuti negli spazi confinati. Se n’è parlato moltissimo un anno fa, quando si discuteva a lungo dei tempi di sopravvivenza del Sars-Cov2 sui diversi materiali, ma la questione è rimasta aperta e peraltro non la chiude la modalità di applicare la sanificazione ad oggi prevista.

Registriamo infatti una pericolosa situazione determinata da verifiche svolte nei supermercati riportata dall’edizione on line del quotidiano La Stampa, che informa di come una quantità di prelievi svolti in punti vendita della distribuzione organizzata abbia dato esiti positivi.

La sanificazione secondo la legge

Ricordiamolo, ad oggi il protocollo di lavoro previsto dalla legge impone di effettuare azioni di sanificazione che hanno forma puntuale nel tempo e nello spazio.

Quelle interne agli impianti addirittura con una cadenza semestrale o annuale e subordinata per giunta ad attività ispettive effettuate anch’esse con cadenze periodiche tali da non consentire un monitoraggio in continuo delle condizioni dell’impianto.

Le attività effettuate nello spazio, come abbiamo più volte avuto modo di dire, sono ancora più problematiche perché è difficile denominarle come attività di sanificazione: le possiamo definire operazioni di pulizia, di igienizzazione, ma sanificazione – l’abbiamo spiegato in altre sedi – è altro, soprattutto nell’accezione di cui abbiamo accennato parlando di sanificazione in continuo.

Le superfici, un problema di metodo

Il trattamento sanificante sulle superfici è un aspetto decisamente complesso: la questione sta nel fatto che qualsiasi operazione effettuata anche con frequenza non impedisce all’agente patogeno di permanere sulle superfici per il tempo che intercorre fino alla prossima pulizia e per giunta non possiamo escludere che tutte le superfici vengano deterse con uguale meticolosità e accuratezza sempre.

L’unica soluzione è quella della dispersione di agenti che contrastino la contaminazione, ma qui entriamo in una situazione altrettanto delicata e cioè quella della coesistenza di presenza umana e agenti di trattamento. Non dimentichiamo che in alcuni casi sono addirittura le procedure definite dalle linee guida a prescrivere l’aerazione dopo l’effettuazione di trattamenti con agenti chimici in modo da ripristinare l’abitabilità degli spazi confinati.

La soluzione? Esiste

La metodologia di Sanificazione Attiva Continuata® è allo stato delle nostre conoscenze l’unica modalità complessiva e pervasiva, ma non invasiva (e cioè non tale da generare la necessità di ricorrere al ricambio d’aria) di effettuare una sanificazione in continuo di aria ambiente e superfici in grado di contrastare efficacemente la presenza di agenti patogeni di origine microbiologica e di altri agenti contaminanti con caratteristiche organiche (COV, IPA).

L’azione del plasma ossidante a base di perossido d’idrogeno è diffusa, costante e completa, perché l’agente decontami-nante è veicolato dall’aria e quindi capace di raggiungere anche gli angoli più reconditi di uno spazio confinato.

L’evidenza di laboratorio

L’esperienza acquisita ha portato addirittura a verificare in più occasioni l’assenza di Sars-Cov2 sulle superfici di elementi e oggetti interni a spazi confinati trattati con Sanificazione Attiva Continuata®: esiti di indagini di laboratorio svolte da un primario laboratorio di ricerca certificato a livello europeo, il Laboratorio Dedalo di Arzignano, hanno attestato che ambienti trattati con le metodologie proposte secondo il protocollo si trovano ad non riscontrare – a più riprese – la presenza del virus.

Un’evidenza che induce a considerare la metodologia efficace anche contro il Sars-Cov2, come peraltro già attestato da studi dell’Uni-versità del Wisconsin.