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Feb 25, 2021 | NEWS | 0 commenti

Fare una sanificazione e sanificare – 2

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Torniamo a parlare di un argomento aperto in un altro post, ma importantissimo: esiste una differenza sostanziale fra fare una sanificazione e sanificare.

Abbiamo già spiegato che un conto è svolgere un’azione puntuale in un momento e in uno spazio, un altro è creare condizioni stabili di IAQ. Che cosa comporta questa distinzione?

Rimuovere il particolato

Cominciamo da una considerazione “semplice”, quella relativa all’inquinamento chimico fisico più semplice da percepire e più noto all’opinione pubblica: il particolato.

Bene, la rimozione periodica del particolato che si deposita negli elementi costitutivi di un impianto di trattamento aria è un’azione di sanificazione, importante per motivi igienici e funzionali: una U.T.A. intasata di polvere è verosimilmente meno performante e sicuramente meno “sana” di una che sia oggetto di una rimozione periodica regolare del particolato. Altrettanto vale per canali, raccordi, griglie, serrande antifuoco o serrande, bocchette di mandata o di recupero.

E il giorno dopo?

Ma qual è il problema? Fare una sanificazione e sanificare sono due cose diverse: togliere il particolato il giorno X non dà nessuna garanzia che il giorno X+1 dall’impianto esca aria con meno particolato: questo dipende da fattori che spesso riguardano vari aspetti.

Gli elementi in gioco

Primo fra tutti la progettazione dell’impianto o meglio il disegno che può aiutare il flusso ad essere più regolare o meno e ad avere un maggior numero di cambi di direzione dove il particolato può accumularsi.

Poi o forse anche prima, la posizione delle bocchette di presa, che non sempre sono tali da garantire che l’aria immessa in impianto viene acquisita nelle posizioni migliori: spesso infatti queste bocchette sono vicine a sorgenti inquinanti come il traffico veicolare o peggio ancora canali di espulsione.

La politica di gestione dei filtri è poi un altro tema delicato: ma di questo parleremo diffusamente in un’altra sede.